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Vivere la memoria senza ipocrisie

Considerazioni sulla Giornata della Memoria

 

Personalmente, vedo un’ipocrisia di fondo nella Giornata della Memoria. Prima che prepariate torce e forconi e mi condanniate al rogo, sarà meglio chiarire un paio di punti: non sono nazista, non pretenderei mai di riscrivere i libri di storia né credo che la Shoah vada dimenticata anche solo per un singolo istante. La Giornata della Memoria è giusta e necessaria.
Ma insufficiente.
Con essa ci ricordiamo -se va bene- soltanto quello sterminio, e il resto sbiadisce in lontananza, fagocitato dalle nebbie dell’oblio. Certo, i motivi per cui la Shoah dovrebbe ergersi a simbolo di tutti gli altri bagni di sangue abbondano: le proporzioni del genocidio, il suo carattere sistematico, il fatto che la vittima principale fosse un intero popolo, la regolamentazione del razzismo fino alle sue estreme conseguenze, etc etc.
Simbolo, appunto. Non sostituzione: simbolo. Ciò sottintende che bisognerebbe quantomeno conoscere gli altri orrori perpetrati nel corso della storia, o almeno durante la sua parte più recente, quella che ha maggiori ripercussioni sulla storia di oggi: parlo del XX secolo. Eppure, se già di Gulag e stalinismo si parla poco (eppure esso giustiziò un milione di cittadini e ne mandò 9 in esilio o nei gulag, senza contare i 14 milioni e mezzo morti di inedia), delle altre dittature si tace addirittura. Salazar in Portogallo, Pinochet in Cile, la rivoluzione culturale cinese con Mao Tse Tung ... l’elenco è molto più lungo, e in buona parte suona nuovo. Si potrebbe pensare che per portata o caratteristiche si sia trattato di regimi meno crudeli, meno opprimenti di quello tedesco: errore. Pol Pot e i khmer rossi, sotto l’ispirazione tratta dalla rivoluzione culturale cinese, portarono sull’orlo del baratro -o direttamente dentro, dipende dai punti di vista- un Paese forte con una buona economia quale era la Cambogia, trasformandola di fatto in un immenso campo di lavoro popolato da schiavi. Tutti gli abitanti vennero deportati nelle campagne e costretti a improvvisarsi contadini, con risultati spaventosi; veniva brutalmente ucciso non solo chi avesse fatto un lavoro “intellettuale” (ingegnere, medico, avvocato...) ma chiunque possedesse un libro o parlasse una lingua straniera, per non parlare della morte per malattie o, più spesso, fame. Con Pol Pot un terzo della popolazione trovò la morte, ma alzi la mano chi l’ha mai sentito nominare.
Nicolae e Elena Ceausescu misero in ginocchio la Romania, e il loro regime raggiunse picchi di crudeltà alquanto singolari, fino a vietare contraccezione e aborto, sottoporre ogni donna a un esame ginecologico mensile per controllare che non sgarrasse, e quindi ordinare una quota minima di quattro (in seguito cinque) figli da generare, per ogni donna sotto i quarant’anni; una volta individuate le donne sterili, fece loro pagare tasse più alte. Ma la popolazione era ridotta alla fame, e molti neonati nascevano sottopeso: di fatto, questo provvedimento ha soltanto aumentato le morti. Per lottare contro il fascismo di Francisco Franco in Spagna accorsero volontari da tutto il mondo -le brigate internazionali-, e moltissimi di essi erano italiani. Oggi, se ci fosse una dittatura oltre i nostri confini (voglio essere ancora ottimista riguardo agli affari interni, ma lo sforzo è enorme), a malapena lo sapremmo. O meglio: non alzeremmo un dito, forse nemmeno le sopracciglia in segno di sorpresa.
D’altronde è ciò che sta avvenendo. Alcuni - pochi - di noi chiacchierano stancamente a proposito della situazione in Birmania, in Cina, ma tutto intorno ad esse vi è il vuoto. Esistono Paesi di cui a malapena sappiamo il nome, in cui ogni giorno si consumano bagni di sangue, ma non pretendo troppo: non andiamo a perderci nel labirinto degli Stati del Sud-Est asiatico, e non scendiamo nei meandri dell’Africa profonda (anche se in Sudafrica le violenze xenofobe sembrano addirittura maggiori delle nostre, almeno al momento). No, scegliamo qualcosa di più semplice da trovare sul Planisfero: la Russia. Come dimensioni e posizione geografica non dovrebbe essere totalmente esclusa dal nostro orticello eurocentrico: quindi, in linea del tutto teorica, dovremmo saperne qualcosa. Ma certo che sappiamo: siamo tutti così contenti della cosiddetta stabilità raggiunta da Putin! Che poi si tratti di una democrazia governata o presidenzialistica, che le libertà personali siano ridotte a meno del minimo e, soprattutto, che da nove anni (a dire il vero molti di più, ma l’ultimo conflitto è iniziato nel 1999) sia in corso una guerra che si traduce nello sterminio sistematico del popolo ceceno (qui le cose si complicano: chi mai saprà dov’è la Cecenia?!?), messo naturalmente in atto anche nel resto della Russia (indizio tra le righe: la Cecenia fa ancora parte della Santa Madre Russia)...questi sono dettagli.
Se la Giornata della Memoria voleva essere un monito contro dittatura, sterminio (anche sistematico), violenze xenofobe (nella nostra cara Italia i campi Rom sfollati o assaliti e incendiati parlano chiaro), o se il suo scopo era anche solo la consapevolezza a livello mondiale di tali orrori, mentre essi vengono messi in atto, ha miseramente fallito.
Ma intanto dov'è il problema? Siamo tutti d'accordo che la Shoah non avrebbe dovuto avvenire: possiamo andare a dormire sereni ala notte: siamo brave persone perfettamente a posto con la propria coscienza.
Non so perché ma dubito che Levi intendesse questo tipo di ricordo nella poesia "Se questo è un uomo".

Veronica Landi
Studentessa Liceo 'Muratori'

 

RESISTENZA E ANTIFASCISMO - OTTOBRE 2008