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Perche’ mi iscrivo all’a.n.p.i.

di Morena Leporati

Perché può venire in mente di commemorare il 60° anniversario della Liberazione attraverso la scelta strettamente personale di iscriversi alla Associazione Nazionale Partigiani d’Italia? Si tratta della scelta ulteriore da parte di una cittadina che già partecipa da anni e frequentemente alle manifestazioni e iniziative programmate per le celebrazioni del 25 Aprile ed ora anche del Giorno della Memoria, ma che vuole attuare in questo anno 2005 questa presa di posizione aggiuntiva.
Io appartengo a quella generazione, nata nel dopoguerra, che non ha vissuto né l’esperienza né la testimonianza diretta degli eventi bellici degli anni 1943-1945 nella nostra zona, nella quale è stato forte l’intervento e il contributo dei partigiani. Ho però potuto sentire il ricordo ancora molto vicino e vivo dei genitori e nonni, e ho sempre ascoltato volentieri da coloro che li avevano vissuti i racconti di quegli eventi e di quell’ambiente e clima consenziente e di collaborazione alle attività dei partigiani. Ho sempre percepito nelle loro narrazioni molta emozione e coinvolgimento, il ricordo di tanta paura, ma anche molto orgoglio riguardo ai valori della Resistenza, per i quali si era rischiata e a volte perduta la vita e per il significato di libertà e democrazia espliciti e scelti con la parte presa o tenuta.
Per molto tempo, senza quasi pensarci, ho considerato che la trasmissione delle vicende fosse onore e compito solo loro, dei protagonisti diretti. Credevo fosse naturale che solo gli ex-partigiani dovessero essere iscritti alla associazione dei partigiani. Ora penso che sia compito di tutti.
Ora il ricordo non basta più. E’ necessario che rimanga il ricordo della Resistenza, come quello di un periodo eccezionale, del momento più alto della coscienza insieme collettiva e unitaria, di un evento rivoluzionario, che ci viene ricordato dagli innumerevoli monumenti e cippi partigiani disseminati nel nostro territorio, ma dobbiamo anche andare oltre. Oggi dobbiamo passare alla memoria. Memoria come fondamento della conoscenza. Oggi dobbiamo continuare a saper cogliere dalla storia e dall’esperienza della Resistenza gli ideali di libertà politica e sociale, i valori della democrazia e dell’equità, la condizione di unità popolare che ne fu alla base, dobbiamo continuare a far vivere e progredire quello spirito umanitario che ha fatto della Resistenza un evento rivoluzionario di cultura.
Il trascorrere del tempo, l’allontanamento dagli eventi già per più generazioni, i tentativi in atto in questi anni e con l’attuale governo di oscurare e minimizzare la storia della seconda guerra mondiale, il revisionismo culturale in corso impongono una presa di coscienza, un impegno e la partecipazione di ognuno di noi. Come seppero fare allora gli antifascisti, gli internati politici, i partigiani, le staffette, alcuni soldati e le popolazioni civili, che, a rischio della vita e di quella dei loro familiari, appoggiarono, aiutarono o nascosero con straordinaria solidarietà partigiani, ebrei, soldati italiani sbandati e prigionieri alleati, oggi dobbiamo prendere una parte, perché dall’altra parte il disegno è ampio. Solo negli ultimi mesi stiamo assistendo:
· al tentativo di stravolgere la Costituzione, e con essa la nostra identità democratica, tanto che la parola d’ordine delle manifestazioni del 25 Aprile di quest’anno è diventata "Salvare la Costituzione";
· alle manovre per tentare di sostituire la festa della Liberazione del 25 Aprile con il giorno della caduta del muro di Berlino;
· alla presentazione di un disegno di legge che falsifica la storia del nostro paese volendo equiparare giuridicamente e mettere sullo stesso piano, in nome di una comprensione per le scelte dei giovani, i partigiani e i fascisti di Salò, riconoscendo a questi ultimi la qualifica di militari belligeranti e tralasciando che i primi combattevano per la libertà e i secondi si mettevano al servizio dei nazisti trucidatori, contro i quali in quel momento lo Stato Italiano era in guerra, a seguito della deposizione di Mussolini il 25 luglio, della nomina a Primo Ministro del maresciallo Badoglio, della resa con gli alleati trattata dal nuovo governo fino alla firma dell’armistizio, annunciato pubblicamente l’8 settembre;
· agli ostacoli frapposti dal governo al finanziamento delle celebrazioni nazionali per il sessantesimo della Liberazione;
· al rischio che la nuova legge sulle prescrizioni, la cosiddetta "salva Previti", possa beneficiare anche alcuni degli autori delle più efferate stragi perpetuate durante l’occupazione nazista.
Sono questi i motivi per i quali mi iscrivo da quest’anno all’ANPI.
I miei sono solo elementi di riflessione, certamente incomplete. Chiunque altro decidesse di iscriversi troverebbe altre argomentazioni e sentimenti.
Se ci iscriveremo in tanti la nostra adesione assumerà un chiaro e irreversibile significato di comprensione e acquisizione del patrimonio sociale e culturale che i partigiani hanno voluto trasmettere alle generazioni a loro successive.

 

RESISTENZA OGGI - OTTOBRE 2005