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Il maldipancia dentro A.N.

Che i colonnelli fascisti dell’«antifascista» Fini pronuncino un fascistissimo «obbedisco», covandosi un’ulcera come lo stizzito La Russa, è quasi ovvio. Ma lo spettacolo resta imperdibile, a partire dalla neo-fascistizzazione dei padani, che prendono a suonare il piffero per portare i nostalgici del duce al loro mulino: dieci anni fa volevano «andare a cercarli casa per casa» (Bossi dixit), oggi hanno una gran voglia di labari: un vero rastrellamento in vista delle elezioni europee. Quanto alle leggi razziali, ce n’è una recentissima che porta proprio il nome del post-fascista Fini e del suo avversario Bossi. Ma ora è il momento dei «mal di pancia», dell’immenso «come eravamo» in orbace, delle parole in libertà. C’è il signor Storace che coltiva la speranza di una corrente sempre più vasta, che raccolga gli arditi derubati della loro storia. Ci sono i commentatori «liberali» di casa Berlusconi che, ansiosi fino a ieri di dimostrare che il fascismo non era poi così male, si trovano un po’ spiazzati. Ci sono i revisionisti storici, che hanno passato anni a sputare su Resistenza e Liberazione e adesso si trovano un po’ in mutande davanti alla svolta di Fini. Quanto ai Rauti, ai naziskin, ai ragazzotti un po’ ritardati di Forza Nuova, festeggiano «romanamente», convinti come sono che «tanti nemici, tanto onore»: speriamo che nel brindare non confondano spumante e olio di ricino.

Spettacolo esilarante, ricco di colpi di scena, nonsense e testacoda. Il Pansa che difende «i ragazzi di Salò» finisce osannato sulla Padania. L’ardito Buttafuoco accusa Fini di essere difensore di chi diceva «uccidere i fascisti non è reato» e di dare copertura morale ai «rossi». I balilla di Azione Giovani si dissociano, si strabiliano e chiedono a Fini di «non rinnegare la nostra storia». I venditori di souvenir, da Predappio, lanciano un accorato allarme sull’andamento degli affari. Donna Assunta Almirante freme per riprendersi la fiamma, Alessandra Mussolini se la porta «idealmente» con sé, nella borsetta. Giordano Bruno Guerri dice che il fascismo fu «un grande movimento culturale» e quindi non va buttato con l’acqua sporca delle leggi razziali. Fisichella, solitamente grigio e moderato, evoca un Fini «inseguito col forcone» e gli predice (ulteriori) tracolli elettorali. Non resta che sedersi sulla riva del fiume e godersi questo gustoso match tra fascisti in servizio effettivo permanente, ex-fascisti, post-fascisti, para-fascisti e tardo-fascisti ringalluzziti dal maschio e virile confronto. Fa ridere, in effetti.

Fa un po’ meno ridere, invece, il fatto che questa pochade del ripudio del fascismo giunga proprio in un momento storico in cui il fascismo monta e si organizza. In cui un attore non può recitare in tivù un brano di Pericle scritto più di 2000 anni fa, in cui la libertà di informazione sta per essere regalata al capo del governo, in cui gli spazi di libertà - sociale, economica, politica - si riducono inesorabilmente. Bene, archiviato da Fini il vecchio fascismo in orbace, ridicolo e demodé, sarebbe interessante archiviare al più presto anche quello nuovo, scintillante, catodico che è - oggi, non sessant’anni fa - in via di costruzione.

 

RESISTENZA OGGI - GENNAIO 2004