Rinnovamento culturale
per la difesa del sistema Italia
di Andrea Santoiemma
Studente di storia contemporanea all’università di Bologna
Talvolta si rimane sconcertati dalla visione dell’Italia attuale.
L’apatia diviene un must. Quasi un’imposizione cui adeguarsi nel mondo dell’onnipresente sonno. L’indifferenza dilaga nell’apparente diffusione culturale dovuta alla maggior reperibilità di fonti e dati. In realtà un mare di superficialità controproducente. Nel tutto, nulla.
Non più liberazione dal soffocamento della conoscenza, ma soffocamento da liberazione, processo di involuzione mentale cui la massa inerme al mutamento, seppur in instabile vacuità , si adegua con lasciva facilità. E non per scelta.
Quantità a soffocare la qualità potenziale della diffusione dell’istruzione. Laureati a milioni che escono dalle scuole ignoranti come prima o forse anche di più perché ingenuamente convinti di avere in mano il sapere...Invece non abbiamo che parzialità, preparazione puramente settoriale priva di coordinamento con la realtà attuale o comunque con le materie di non stretta attinenza.
La lotta per la conoscenza non solo delle nozioni, ma anche degli strumenti per interpretarle diviene allora necessità, per un paese abbandonato a se stesso che delega ad una classe politica impreparata la gestione del presente.
Cultura come unica via di salvezza.
Oggi la tensione all’accentramento ideologico e alla moderazione tocca anche il mondo universitario e dell’istruzione secondaria che dovrebbero, attraverso un percorso adeguatamente studiato, formare una classe dirigente migliore per la guida del paese.
Il qualunquismo logora la base e i vertici. Non sta alla gente la non accettazione di un sistema di involuzione?
Negli anni sessanta/settanta i movimenti studenteschi lottarono per una scuola più seria e di massa.
Le istituzioni ci hanno dato una scuola massificata.
Non è la stessa cosa.
Oggi la tecnologia ci offre una possibilità per cambiare le regole del gioco, ma sta a noi, generazione forzatamente cresciuta nell’apatia intellettuale ribellarsi.
Quella che un tempo era pulsione all’acculturazione si è trasformata in una drammatica difesa della cultura esistente. Giusta difesa, cui tutti orgogliosamente abbiamo partecipato, inutile dirlo, ma non sufficiente. Il problema del declino culturale, aggravato in modo pesante dalle politiche dell’ultima legislatura, ha però radici lontane. Il compito oggi è formare un’opposizione propositiva al problema, non più solo difensiva, una pressione per il cambiamento. Proprio sulla strada tracciata dalla protesta. In una realtà mondiale così competitiva e in un mondo del lavoro così precarizzato, che richiede reversibilità e capacità di adattamento, questa è la lotta per la sopravvivenza del sistema Italia, ormai non più posticipabile.
Quest’anno rappresenta per la nostra associazione una scadenza particolare, ci apprestiamo a celebrare il 60° anniversario della Liberazione.
Non ci troviamo soltanto impegnati nella celebrazione della Liberazione, ma siamo anche in prima linea nel movimento a difesa della nostra Carta Costituzionale.
Per onorare al meglio gli impegni che ci troviamo davanti, per riuscire ad utilizzare nuovi strumenti nella nostra attività, abbiamo bisogno di una realtà associativa rafforzata e ringiovanita.
L’Italia democratica ha bisogno oggi più che in qualsiasi altro tempo di memoria di valori, di un nuovo impegno antifascista di tutte le forze che nella Resistenza e nella Costituzione si riconoscono.
Per questi motivi serve uno sforzo particolare per cercare di reclutare nuovi iscritti all’associazione, cercando in particolar modo di impegnarsi verso le giovani generazioni.
Con un maggior numero di giovani presenti all’interno dell’ANPI, potremo continuare sulla strada del rinnovamento che da tempo la nostra associazione ha intrapreso.
Sono questi gli obiettivi che devono vedere impegnata l’ANPI per un buon risultato del tesseramento 2005.
RESISTENZA
OGGI - FEBBRAIO 2005
|