La storia Attività Links Contattaci Chi siamo Motore di ricerca Torna alla Home Vai al sito dell'ANPI Nazionale

Lettera a "Resistenza Oggi Giovani"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera in merito all’articolo "Il sangue dei vinti o fischi per fiaschi?" apparso nel numero scorso di R.O. Giovani. Invitiamo altri lettori ad intervenire su questo o altri temi presenti sulle pagine del nostro giornale.

Spilamberto 17/02/04

Vorrei esprimere un mio parere sul tema trattato nell’articolo intitolato "Il sangue dei vinti o fischi per fiaschi?" che porta la firma di Cesare Galantini.

Poco tempo fa ho acquistato il libro di Giampaolo Pansa e combattendo arduamente con la mia coscienza, sono riuscito a terminarlo. Spesso si parla, nella sede Anpi del mio paese, di questo "tremendo" libro e i più sono contrari al tema trattato dal giornalista o comunque si esprimono in merito con riserve di ogni genere. Revisionistico e revisionista non sono i termini più corretti che si possono attribuire al lavoro e alla persona di Pansa poiché revisionista è colui, secondo me, che stravolge o, più modestamente, modifica tramite studi più o meno approfonditi il valore e il significato di un evento storico che prima di tale modificazione era ritenuto oscuro, sconosciuto o quantomeno l’interpretazione che si dava in passato ha subito un capovolgimento di significato e ciò può essere dipeso da una volontà singola di un autore oppure da una volontà ben più vasta e compatta come ad esempio un partito politico allo scopo di strumentalizzare tale avvenimento con fini politici. Il libro "Il sangue dei vinti" non è affatto revisionistico, e nemmeno fazioso, è un lavoro più o meno approfondito su un breve periodo che la storia italiana ha dimenticato (non voglio assolutamente attribuire colpe al PCI ).Il revisionismo di per sé non è sbagliato, noi diamo un’accezione assolutamente negativa a questo termine, ma non è sempre così. Gli storici anno per anno revisionano la storia apportando modificazioni e nuove teorie, tutto ciò diventa dannoso solo se si apportano modificazioni fondate sulla falsità per poi essere utilizzate dai vari partiti politici o dall’opinione pubblica per loro personali scopi, siano da intendere questi scopi come legittimazioni storiche a determinati interventi o assoluzioni morali per determinate malefatte. Gli sbagli risiedono nel aver pubblicato questa opera nel momento storico attuale, passami l’impiccio di termini, non adeguato e pronto a ricevere tali notizie e quello di non aver previsto una strumentalizzazione certa da parte della destra. Il libro appena uscito dalla casa editrice ha compiuto i primi passi poggiandosi su di un substrato quantomeno fertile di congetture alimentate dalle scelte di Tremonti nel voler ridimensionare i finanziamenti alle associazioni partigiane, dalle dichiarazioni di Pera alla presentazione del libro stesso ove dichiarò che la Resistenza va accantonata per sempre, da un premier che parla di fascismo come stesse parlando di madre Teresa di Calcutta e parla di comunismo come si riferisse al diavolo in persona.

Un problema grosso che dovrebbe affrontare l’Anpi è proprio questo, ogni volta che si parla di sbagli commessi da ex partigiani ci si ripara sotto l’ala del revisionismo, l’Anpi ha il compito di difendere tutta la memoria combattentistica, sia positiva che negativa e quello di dare supporto a tutta la memoria partigiana e perpetuarla, ma anche di denunciare gli errori commessi da taluni elementi. Si commisero degli errori in quel breve periodo post-liberazione, pochi rispetto a ciò che hanno significato i lager e le armate tedesche, ma sono sempre errori. Lo scopo di una persona che si dice difensore della democrazia e della pace è quello di denunciare obbiettivamente ogni errore, andando nello specifico e non lasciandosi andare al qualunquismo quando si tratta di ammettere gli errori che lo riguardano più da vicino. Se si sono commessi errori è giusto denunciarli e ciò non toglie assolutamente onore né alla Resistenza, né ai partigiani, anzi li eleva ulteriormente anche perché ciò che accadde in quello che veniva descritto da Biagi come il triangolo rosso della morte tratta di tutto fuorché della Resistenza. Resistenza e ciò che è successo dopo la liberazione d’Italia sono cose assolutamente distinte grazie a Dio! Il libro di Pansa rende onore a tutti i veri comunisti italiani che non si fecero carico di altre violenze e di altri spargimenti di sangue. La democrazia è da attribuirsi a quei partigiani che imbracciarono le armi, scacciarono i tedeschi e i repubblichini ributtandoli nelle fogne da cui erano venuti, ma una volta raggiunta la pace, la libertà e la Costituzione, sostennero fino in fondo la democrazia tenendo a freno le proprie smanie belligeranti lasciando andare il carattere armigero del comunismo sovietico stalinista. Il partito comunista italiano ha avuto ed ha ancora oggi degli scheletri nell’armadio, ma, appunto perché il mio amore per questo partito e per la sua storia è incondizionato, bisogna che si ammetta ogni errore, per creare qualcosa che abbia basamenti storici forti per la costruzione di una socialdemocrazia che non abbia a che fare con errori, revisionisti e ambiguità. L’oscurantismo non è solo una malattia da veline del MinCulPop, ma è una patologia di cui ha sofferto anche il partito comunista italiano e non. Tornando al libro, Pansa non mette in dubbio né il valore della Resistenza né le cause che hanno portato alla nascita della Costituzione. La Resistenza in quanto movimento para-militare di liberazione è terminato il 25 aprile, l’Italia era libera, la Resistenza deponeva le armi. Di fatto non fu così per tutti e Pansa ha riportato questi eventi senza neppure mettere mano al revisionismo storico.

Il libro? Il sangue dei vinti? doveva essere pubblicato dall’Anpi, solo così avrebbe messo in chiaro con tutti che la Resistenza primo non vuole in alcun modo difendere e giustificare quegli avvenimenti e secondo che un conto è combattere i repubblichini e i tedeschi, un conto è uccidere dei fattori sospettati di essere stati fascisti. La guerra non porta in seno solo morte e devastazione, ma genera, in chi vi partecipa, un sentimento che difficilmente verrà accantonato a fatti compiuti. La seconda guerra mondiale ha creato rabbia e odio, era impensabile che da un giorno all’altro chi fu soggetto di angherie, violenze fisiche, sevizie psicologiche ,potesse dimenticare tutto e diventare amico fraterno degli aguzzini ,ma penso che ci sia un errore di fondo, in quel periodo non furono uccisi solo i responsabili di tali violenze, ma furono eliminate anche persone che erano ritenute reazionarie e non compatibili con una possibile rivoluzione comunista italiana. Ci sarebbe molto da discutere su questo argomento, anche sul ruolo di Togliatti, del partito comunista italiano e dei comunisti partigiani titini, fenomeni non troppo scollegati l’uno all’altro, secondo la mia visione. Mi scuso per la lettera troppo prolissa, io sono un ragazzo di 22 anni e sono iscritto all’Anpi di Spilamberto. Ho letto con passione ciò che i giovani dell’ ANPI pensano, ma volevo solo portare il mio contributo, per quanto modesto e scontato, poiché quel periodo mi tocca profondamente, in primo luogo come nipote di partigiani, in secondo come sostenitore della Resistenza e del vecchio partito comunista italiano. Penso che sia sempre giusto portare il fardello dei propri errori poiché l’insegnamento che traiamo da questi ci forma creando una coscienza sempre più vasta che ci permetterà di non commetterli mai più, e l’ammissione pubblica di essi può solo giovare a noi giovani di sinistra. Io ho accolto con distacco e diffidenza il libro "il sangue dei vinti" ma leggendolo ho potuto apprezzare il lavoro compiuto da Pansa per due motivi, uno perché non descrive il PCI come un partito politico bolscevico guerrafondaio e violento e due perché questo libro è stato scritto da un giornalista di centro-sinistra .Per me è un in avanti sia democraticamente che storicamente. Per tanti anni si è scritto della magnificenza e della precisione operativa della Resistenza, era tutto vero e soprattutto era giusto farlo, ma mentre si parlava della magnificenza del partigianato italiano si scrivevano libri che denunciavano l’olocausto, le atrocità del terzo Reich, della Wehrmacht e della Luftwaffe, di Mussolini e della RSI, delle brigate nere ecc. quindi ora tutto ciò che c’era da scrivere di scabroso, negativo, orripilante sui nostri nemici è stato scritto e tutto ciò che di bello e lodevole c’era da scrivere sugli italiani e la Resistenza è stato scritto. Ne risulta che gli storici contemporanei, ora, partono da un neo-studio della Resistenza e fatti annessi da un punto di vista sconosciuto ai più e penso che non ci sia niente di male. Casini a Bologna, prima dell’inaugurazione della mostra sull’arte e la resistenza ha difeso quest’ultima dicendo che è un valore fondante della democrazia italiana. Quindi se al mondo esistono dei Pera che demonizzano il partigianato, esistono dei Casini che, pur essendo di destra, capiscono il valore e lo sforzo che la Resistenza ha impiegato nella costruzione di un’ Italia libera, non sarà un libro mezzo romanzato e mezzo storico a far cambiare idea ai giovani. Bisogna apprezzare le parole di Casini anche se in cuor mio so che la destra italiana avrebbe piacere a cancellare il ricordo della Resistenza.

Cordiali saluti,
Niccolò Morandi

 

RESISTENZA OGGI - APRILE 2004